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Terrori notturni e incubi

Entrambi spaventano i genitori, e sono due fenomeni opposti. L’ora basta per distinguerli.

Di Baptiste S., padre di due bambini

La prima volta non si dimentica. Tuo figlio urla, è seduto nel letto, con gli occhi spalancati, sudato — e non ti riconosce. Gli parli, non risponde. Lo prendi in braccio, si divincola.

È un terrore notturno. Impressiona, è benigno, e non è affatto un incubo.

La prova più semplice: l’ora

Non serve essere medici per distinguerli. Guarda l’orologio.

Terrore notturno Incubo
Momento Inizio notte, 1-3 h dopo la nanna Fine notte, mattino presto
Fase Sonno profondo Sonno REM
Stato Sta dormendo È sveglio
Ti riconosce No
Consolabile No — peggiora Sì, e ne ha bisogno
Ricordo il giorno dopo Nessuno Può raccontarlo
Cosa si fa Mettere in sicurezza e aspettare Consolare

Il sonno profondo è concentrato a inizio notte; il REM, quello dei sogni, a fine notte. È questa ripartizione a spiegare tutto.

Inizio notte: domina il sonno profondo — è lì che arrivano i terrori

1 h 20 au total, à partir de l'endormissement

Profond46 min
Léger16 min
10 min — ne pas le poser
vous pouvez le poser
  • Sommeil léger
  • Sommeil profond
  • Sommeil paradoxal

Il terrore notturno: cosa succede

È un risveglio incompleto. Una parte del cervello esce dal sonno profondo, l’altra ci resta. Il corpo è sveglio — urla, si agita, suda, il cuore batte forte, a volte gli occhi sono aperti — ma la coscienza dorme ancora.

Da qui il fatto che non ti riconosce: non c’è nessuno con cui parlare.

Dura cinque-quindici minuti. Poi si risdraia e prosegue, spesso di colpo. Il mattino dopo non ricorda nulla — ed è il punto rassicurante: il terrore notturno spaventa i genitori, non il bambino.

Cosa fare durante

Non svegliarlo. È il riflesso naturale ed è ciò che allunga l’episodio. Un bambino tirato bruscamente fuori dal sonno profondo resta disorientato, e ci metterà molto di più a riaddormentarsi.

Metti in sicurezza. Se si muove molto, allontana ciò contro cui potrebbe urtare. Se esce dal letto, guidalo con delicatezza senza costringerlo.

Resta, e taci quasi del tutto. Una presenza calma, qualche parola a bassa voce, niente luce forte, niente domande. Tenerlo stretto spesso lo agita di più.

Aspetta. Passa da solo. È frustrante non poter fare nulla, ma non fare nulla è qui la risposta giusta.

Come averne di meno

I terrori notturni hanno un fattore scatenante principale, ed è banalissimo: la mancanza di sonno.

Un bambino in debito di sonno produce più sonno profondo a inizio notte per recuperare, e il sonno profondo è proprio il terreno dei terrori. Per questo compaiono spesso dopo un pisolino saltato, il rientro dalle vacanze, una settimana pesante o l’inizio della scuola.

In concreto: anticipa la nanna, mantieni il pisolino finché serve, e osserva se gli episodi si diradano. Nella maggior parte dei casi basta.

Se gli episodi tornano sempre alla stessa ora, esiste una tecnica detta risveglio programmato: svegliare molto brevemente il bambino un quarto d’ora prima dell’ora abituale, per qualche notte, per spezzare il ciclo. Funziona abbastanza bene, ed è il tipo di cosa da impostare con il parere del pediatra, non da soli.

L’incubo: l’opposto, in tutto

Arriva a fine notte, in sonno REM. Il bambino si sveglia davvero, ha paura, ti riconosce, ti chiama — e può raccontarti, dai tre anni, cosa ha visto.

Lì si consola. Si va, si accende una lucina, si dà un nome a ciò che ha visto senza minimizzarlo né analizzarlo alle 4 di notte. Si resta brevi, si rassicura, si resta finché non si riaddormenta.

Gli incubi diventano frequenti dai due-tre anni, quando si sviluppa l’immaginazione. È segno di sviluppo normale, non un problema.

Quando consultare

I terrori notturni sono benigni e spariscono da soli. Ci sono comunque situazioni da segnalare:

  • episodi molto frequenti, più volte a settimana per diversi mesi;
  • movimenti ripetitivi, rigidità o scosse ritmiche durante l’episodio, per escludere un’origine neurologica;
  • russamento forte e regolare o pause respiratorie, che frammentano il sonno e favoriscono i terrori;
  • incubi molto frequenti accompagnati da ansia marcata di giorno;
  • sonnolenza insolita durante il giorno.

Nulla di tutto questo è allarmante in sé. Ma si valuta con un medico, non con un sito.

La pagina di questa etàIl sonno di un bambino di 2 anni

Domande frequenti

Bisogna svegliare un bambino con un terrore notturno?

No. Svegliarlo lo disorienta e allunga l’episodio. Si mette in sicurezza l’ambiente perché non si faccia male, si resta accanto, si parla poco e con calma, e si aspetta: in genere da cinque a quindici minuti.

A che età compaiono i terrori notturni?

Il più delle volte tra i 18 mesi e i 6 anni, con un picco verso i 3-4 anni. Sono frequenti e benigni, e spariscono da soli con la maturazione del sonno.

I terrori notturni sono segno di un disagio?

No, nell’immensa maggioranza dei casi. Sono legati all’immaturità del sonno profondo e alla mancanza di sonno, non a un problema psicologico. Il fattore scatenante più comune è semplicemente la stanchezza accumulata.

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